IL RIMEDIO CONTRO LA PERONOSPORA

Ad onore e vanto della famiglia e del paese, é da ricordare che il rimedio contro la peronospora e' stato scoperto dai Bellussi. Ecco le precise notizie riprese da manoscritti dell'epoca: "Bellussi Girolamo e Antonio, agricoltori veneti di Tezze di Piave (Treviso), acquistarono grandi benemerenze nel campo della viticoltura sia per quanto riguarda i trattamenti antiperonosperici, sia per la coltivazione della vite".
I fratelli Bellussi possono considerarsi in Italia gli antesignani del rimedio iniziale costituito di idrato di calcio per combattere la peronospera. Fra il 1883 e il 1885 (la peronospora comparve per la prima volta in Europa nel 1879) anche in Italia le foglie delle viti attaccate dal tremendo flagello mostravano ovunque i loro nudi tralci e si ritiene che soltanto in Italia Settentrionale i danni risentiti dai vigneti superassero i centocinquanta milioni all'anno, cifra iperbolica se si tiene conto dell'entita' della valuta in quegli anni.
Mentre la scienza taceva perplessa, i Bellussi si dedicarono a vari esperimenti; nella primavera del 1883 usarono polvere di calcio somministrata alle viti con un comune soffietto; ma poiche' a parere dei medici tale trattamento avrebbe potuto recar nocumento alla salute degli operai addetti che si rifiutarono di farlo, allora i Bellussi portarono a termine personalmente l'esperimento usando 120 quintali di calce su alcuni dei loro vigneti. I primi risultati non furono molto soddisfacenti. Perseverando, i Bellussi, nel loro esperimento provarono a somministrare la polvere
LA BELLUSSERA

"Bellussera": sistema di coltivazione della vite detto anche a raggio largamente diffuso nel Veneto. Le prime applicazioni di questo sistema furono sperimentate dai fratelli Girolamo e Antonio, agricoltori di Tezze di Piave (TV). La prima fase di tale sperimentazione consistette nell'alzare le viti a m. 2.50 circa da terra, a fianco di un tutore vivo e piegandole in guisa da formare capi a frutto che venivano fissati per le estremita' a pali di legno posti alla meta' dell'interfilare. In tal modo era data la possibilita' ai tralci fruttiferi della vite di rimanere al di fuori della zona d'ombra prodotta dal tutore vivo.
Senonché, essendosi dimostrato tale sistema assai ingombrante e di non troppa solidita', fu successivamente modificato dagli stessi fratelli Bellussi, ponendo un palo in legno, alto 4 metri, accanto al tutore vivo, quasi per rinforzo. Questo palo aveva la funzione di sorreggere alcuni fili di ferro disposti a raggio congiungentisi ad altri pali in corrispondenza ad ogni capo a frutto. I Bellussi collocarono una piccola frasca che aveva lo scopo di dare la possibilita' ai germogli di affissarsi. I cordoni, cosi' sistemati, riuscivano ad assumere direzione obliqua.
Una terza modificazione fu apportata quindi dai Bellussi al loro sistema che per maggior solidità ed anche per risparmio di pali subi' una trasformazione nella disposizione dei fili di ferro che furono collocati a tre: uno orizzontale e due obliqui su di un piano verticale; le frasche vennero fissate al filo superiore.
In riconoscimento di queste benemerenze, Antonio Bellussi venne nominato Cavaliere del Lavoro. I figli di lui Lucia e ing. Girolamo e i cugini Vittorio e Guerrino continuarono le nobili tradizioni familiari, mantenendosi all'avanguardia nella coltivazione della vite e nella produzione del vino. Oggi come allora i fratelli Agostino e Lamberto, figli di Vittorio, continuano a portare avanti con passione, amore l'arte vitivinicola che le e' stata trasmessa dagli avi.